Nell’arco della mia breve esistenza su quest’atomo opaco del male, ho più volte cambiato volto, obiettivi e credenze, convinto che il trasformismo fosse l’unica arma a disposizione di noi comuni mortali per contrastare la volontà della vita.
Non esiste la volontà dell’uomo in quanto tale, è “la vita che decide per noi”, “la vita è l’entità metafisica per eccellenza”, è “la vita che ci sistema”, blablabla… quante volte frasi del genere ci sono state dette, quante volte le abbiamo sentite in canzonette idiote o dai venerandi intorno al tavolo? Tante. E quante volte dette frasi sono state prese in seria considerazione per più di un secondo? Poche. La giovenezza comporta arroganza e spavalderia, sicurezza nei propri mezzi, convinzione estrema che ogni singolo individuo possa dettare legge per sé e per gli altri; è crescendo, affrontando la vita di cui sopra, che le convinzioni man mano vengono miseramente meno corrose dal dubbio. A costo di suonarvi vecchio, all’età mia ho da tempo appreso che l’eterno divenire e il nostro doverci continuamente adattare ad esso, nel bene ma soprattutto nel male, sia il vero scopo ultimo di questo balenare nella burrasca.
Tanti volti insomma, tanti volti ho vestito, e anche voi sicuramente, tanti… tanti quante sono state le multiformi sfaccettature cromatiche che questa mia breve vita ha vestito a sua volta per rincorrere i miei sogni. I sogni… quanti sogni ho ucciso sul nascere. Non siamo liberi, bensì schiavi della necessità; è la necessità a guidare le nostre azioni, qualsiasi cosa poniamo in essere è frutto di un ponderato ragionamento basato sullo stato di necessità, attuale e reale, della nostra persona (lo diceva B. Spinoza).
E la necessità è talmente presente in ogni istante della vita di tutti i giorni, che la libertà - o il libero arbitrio se lo vogliam chiamare in chiave religiosa - è solo una chimera, una falsità delle malelingue. L’individuo non è Dio; Dio è libero perchè obbedisce alla sua legge, l’uomo libero non è, ne ha solo l’illusione, perchè obbedisce alla legge di altri.
Eppure, tutti voi che leggete queste pagine, avete saputo coniugare “necessità” e “passione” - “vita” e “videogioco” - barcamenandovi tra l’una e l’altra e, in barba a filosofeggiamenti vari, ogni qualvolta accendete la lucetta di questa o quella scatoletta di plastica e silicio, un pò liberi vi ci sentite, vero? Ma qui si torna al discorso dell’illusione della libertà; il videogioco è finzione: è proiezione di un mondo ipotetico nel quale ci piace o ci piacerebbe vivere… poi “spengi” quel mondo e “riaccendi” le rogne. L’immagine su di uno schermo è solo luce; luce priva di spessore e di massa, priva di realtà, e poi dura un attimo…
Dio solo sa però quanto quell’attimo di finzione virtuale sia stato importante per me; per me, che da quando sono nato ho cambiato mille facce ma il videogioco è stato sempre presente, l’unico vero punto fermo nella mia vita, l’unica aria data ai polmoni di quel fanciullo interiore che nonostante le amenità moderne, del superbianco e dell’accaddì, riesce ancora a sorridere e stupirsi!
Riuscire ancora a stupirsi in un’epoca quella nostra, di morte intellettuale, di pressapochismo demagogico e sensazionalismo mediatico, ha una vago sapore di libertà. Che sia poi questa vera o finta, illusione o verità… beh sapete cosa vi dico? Non me ne frega nulla.
… e quasi non mi pesa il fatto di ritrovarmi avvocato quando, per anni, volevo fare l’astronomo, ma per necessità economica di trovare un lavoro che mi garantisse la fantozziana pagnotta, ho rinunciato alle stelle…
Alessandro Maria “Alex64″ Grasselli





