Preambolo: la mia personale disamina del comportamento on line e off line del videogiocatore medio. Estremismi e idiosincrasie di una particolare utenza del medium videoludico. Paroloni per dire: ragazzi siamo proprio una banda di mattoidi.
Premessa:
Alzarsi la mattina è cosa faticosa. Sono almeno 15 minuti che tento inutilmente di aprire le palpebre. Con ostinazione asinina, queste rifiutano il mio comando e perseverano nel rivolegermi continui e melifui inviti a rimanere a letto. L’ora della sveglia è gia passata da un pezzo quando, con una lentezza degna del piu pigro dei bradipi, mi scuoto dal torpore del dormiveglia e un piede decide di abbandonare il caldo abbraccio delle coperte per scendere sul freddo pavimento. Di seguito e con malavoglia, tutto il corpo segue lo sventurato arto; ma le palpebre no, continuano a rimanere chiuse come una saracinesca a ferragosto. Questo mi costa puntualmente un urto contro qualche mobile, dove a farne le spese sono di solito le incolpevoli dita dei piedi, e, conseguentemente, la mia bocca esterna una serie di improperi e parolacce che al confronto uno scaricatore di porto incazzato, sembra una monaca di clausura.
Mia madre a quest’ora è gia sveglia da un pezzo e vaga per casa come un vigile urbano, con tanto di paletta e fischietto e con la multa facile. Mi segue come un sergente dei Marines urlandomi in continuazione nelle orecchie che sono un pigrone incredibile e che sto facendo tardi. Ci tiene a me, la bella mamma mia. Ci tiene cosi tanto che si assicura di svegliarmi ben bene a furia di richiami e spronamenti. Mi causa anche un mal di testa incredibile, ma non glielo diciamo eh?Ne verrebbe meno il suo amor proprio. Mio padre lo invidio. Si è svegliato, certo, ma è li nel letto che fa colazione. Sorseggia il suo caffè e vede il telegiornale. Quando mi guarda mi rivolge un sorriso e mi augura una buona giornata, ridendo sotto i baffi (che non ha) della mia faccia stravolta dal sonno. Bello lui…è in pensione ormai! Mi fa stizzire il suo velato sfottò, ma non posso di certo lamentarmi, visto che sono uno di quei “bamboccioni” che il nostro ministro del tesoro, Padoa Schioppa, ha cosi poco elegantemente apostrofato.
Dopo le abluzioni mattutine è arrivato il momento di sorseggiare a mia volta un caffellatte veloce (che puntualmente mi ustiona il palato con altre bestemmie degne del peggior diavolo)prima di affrontare la giornata che mi aspetta. Ma sono stanco…ho sonno…tanto tanto sonno…zzzzz
Devo andare a lavorare e proprio non mi va, ma mi avvio mestamente verso la mia auto, con lo stesso incerto passo di un zombie decerebrato.
Perché ho questi problemi? Perché sono un idiota, ecco. Sono andato a letto molto, ma molto tardi. Anzi posso bellamente affermare, e ve lo dico con assoluta sincerità, di essere andato a letto con i primi raggi di sole della giornata. Perché?
Nell’arco di una notte ho sconfitto il malvagio, liberato la mia bella che mi ha promesso scintille sessuali e distrutto a suon di cannonate un esercito immenso…tutto da solo! Inoltre sono sceso in guerra ed ho combattuto diverse battaglie, morendo ed uccidendo a mia volta, uscendone sempre vincitore, o quasi. Ho anche viaggiato nello spazio cercando minerali rari e risolvendo problemi che il mio status di Spettro mi imponeva.
C’è di che andarne fieri no?Insomma ho salvato il mondo innumerevoli volte, ho sconfitto gli eserciti nemici senza alcuna pietà ed ho risolto questioni in giro per la galassia; come minimo dovrei avere il titolo di “Imperatore della Terra”. Invece niente. Nessuno se ne accorto..e nessuno lo saprà mai! Perché? Beh…voi siete nei miei stessi panni…ed avrete sicuramente capito PERCHÈ per il mondo noi esistiamo solo come semplicissime persone e non come eroi intergalattici.
Si, ho giocato! Fino all’alba. Ah, per inteso, è dura alzarsi quando si è posati il pad neanche due ore prima, in una girandola di emozioni incredibili.
Che partite ragazzi! Che partite! Ho cominciato a giocare verso le 21.30, al solito con i miei commiltoni bambascioni (e molti di questi voi li conoscete..si..li conoscete…proprio come bambascioni…in questo splendido forum), online, a titoli in cui l’unica attività celebrale richiesta è quella di avere il grilletto più veloce di quello avversario. Quante risate!. Mi hanno odiato in alcuni giochi perché avevo la meglio e li umiliavo (mitico SSnake mavafff) e deriso in altri perché avevo la stessa abilità di un procione alle prese con la trigonometria. Irreali per la loro presenza puramente virtuale, ma costanti e veri per l’amicizia e il calore mostrato all’interno del gruppo.
Gioco On line e Offline….disanima sulle differenze
Il gioco on line ti prende. Molto. Pezzi enormi della tua vita ingoiati con la stessa facilità con cui io ingurgito una gommosa alla frutta. Ci si ritrova a pensare a strategie, metodi e modalità di gioco anche quando siamo da tutt’altra parte, impegnati in tutt’altro. No? Dite di no? Ok, vuol dire che siete “veri” quanto una banconota da ventitre euro. A parte l’ironia. Si parla di gioco on line di un certo peso su console da quanto tempo? 1998? Dal favoloso Dreamcast credo, se la mia memoria non mi tradisce. Prima era prerogativa solo dei giochi su PC; ovvero, di quel mondo elitario e complicato che richiede conoscenze tecniche particolari per essere fruito, non sempre con successo.
Comunque, da allora tutto è cambiato. Non siamo più animali solitari, figli di un isolamento voluto e cercato. Ora, spendiamo volentieri parte del nostro tempo alla ricerca di altri giocatori on line per partite veloci o per sessioni lunghe in giochi MMORPG.
Ma il gioco on line non ha avuto una evoluzione costante e ramificata. Se guardiamo dietro di noi ci accorgiamo che, Dreamcast a parte, quante console offrivano un servizio on line realmente buono?Mi viene in mente solo la xbox e nient’altro. Nonostante sia PS2 che Game Cube avessero la possibilità di poter fruire del multiplayer online, si sono affacciate solo timidamente in questo campo. Non avevano niente on board e si doveva comprare tutto a parte. I giochi poi, si potevano veramente contare sulla punta delle dita (è doveroso dire però che quei pochi giochi che avevano erano favolosi, basti pensare a Socom su ps2, o FFXI). In una parola sintetica: trascurabile!
Quindi possiamo asserire che, sulla console, il gioco on line si è sviluppato nella quasi totalità dei casi, tra gli utenti di una unica piattaforma.
Mi perdonino quanti, a queste parole, si troveranno fortemente in disaccordo. Tenete presente che sono frutto di convinzioni e teoremi puramente personali ed assolutamente bipartisan. Non mi interessa disquisire su cosa è stato migliore e cosa no (non ho preferenze..credetemi): tento solamente di definire un settore che fugge al laccio monopiattaforma per essere oggi un vero business mondiale.
Ok..precisazione fatta e dovuta. Again.
Prendiamo come esempio tipico del gioco online, il genere per eccellenza, citato poco fa. Multy per diritto di nome. I Massive Multiplayer Online Role Player Game (MMORPG).
Conosciuti ed apprezzati da moltissimi anni dall’utenza PC, si sono trasferiti su console con il Dreamcast (Phantasy Star online) e su PS2 prima e xbox360 poi con Final Fantasy XI.
Attualmente sono gli unici due prodotti online, rappresentanti il genere, presenti su console (quanto meno i piu famosi e da me conosciuti).
Vi parlerò del gioco che conosco meglio, come esempio massimo di gioco online ad immersione completa. Per un breve periodo della mia vita ho fatto parte di quella enorme community, che rappresenta la base di utenza di Final Fantasy XI.
Ho avuto il privilegio di entrare in possesso, anche se in verità molto tardi dalla effettiva data di disponibilità su xb360, della versione beta del gioco. Una versione che chiedeva di installare qualcosa come 6GB di roba su hard disk e nel contempo ti chiedeva 2000 registrazioni diverse. Gia questo fa capire che mondo stia alla base del gioco. Inutile soffermarmi sulle caratteristiche sostanziali del prodotto, quelle le conosciamo tutti. Sui generis vi faccio dono di una grande verità: il mmorpg è un genere maledettamente cannibale. Ruba tempo a tutto il resto. E’ anche autosufficiente e dimostra di non volere concorrenza. Toglie, con una abilissima mossa psicologica, la volontà di provare altri titoli. Si rimane aviluppati come tra le spire di un boa costrictor. Il perché è chiaro! Quando si inizia un titolo mmorpg, si crea un sodalizio di vitale importanza con altri utenti, per un proseguo linare ed avvincente nel gioco. E’ una questione di empatia profonda. Ci attacchiamo cosi morbosamente al nostro PG, che, piano piano, cessa di essere una mera figura virtuale, per diventare noi stessi reincarnati in pixel e poligoni. Il gioco necessita di infinita pazienza, tempo e risorse fisiche per aumentare il livello del proprio alter ego digitale, in una girandola senza fine di eventi, che hanno come unico scopo tenere incollati, per quanto piu tempo è possibile, a questa finestra su mondi virtuali. Solo che, in noi scatta una molla che ci fa considerare quei mondi virtuali…reali!Maledettamente reali. Non ci credete? Provate a cercare informazioni su un certo Second Life o su World of Warcraft, Lineage II e cosi via dicendo. Troverete molta, moltissima gente, raccontare di avere due vite parallele: di cui una, quella reale, diventa ogni giorno meno importante avendo cessato da tempo ogni tipo di relazione sociale; mentre l’altra, quella virtuale in questi mondi fantastici, diventa cosi necessaria, così fisiologica, che l’allontanamento anche per poche ore diventa intollerabile.
Piccolo esempio, preso da un vecchio numero di una rivista su cui ho trovato l’intervista. Un giornalista intervista un uomo, un asiatico, che in pratica rappresenta il più forte PG di un gioco on line molto seguito: Lineage II. Quest’uomo ha lo status di “sovrano” di questo mondo virtuale e , per rimanere tale, deve giocare circa 20 ore al giorno. Va da se che la cosa rappresenta una aberrazione, una esagerazione che ha un qualcosa di disperato nella sua cruda realtà. Orbene, quest’uomo vive nel suo ristorante (che per via dello scarso tempo dedicato va in malora)e di li gestisce la sua vita reale (poco) e quella virtuale (molto). Adirittura non può rivelare il suo nome come “Re” del gioco perché in giro ci sono pazzi che potrebbero ucciderlo per usurpare il suo posto.
In definitiva, la sua aberrazione comportamentale, lo porta a vivere quasi come un reietto, come un eremita. Una cosa incredibile vero? Chi non si accorge di essere invischiato, è perduto.
Io me ne sono accorto in tempo. Pur non avendo una psiche cosi labile come questi poveri videogiocatori, mi sono reso conto che la fame del titolo, in termini di ore spese, era ogni giorno più grande. Ragazzi, ci ho passato letteralmente giorni interi sopra, finchè, violentando me stesso e la mia volontà, mi sono autocostretto a rinunciarci.
Dite che assomiglia maledettamente alla definizione di “dipendenza da droghe”? mmmm..forse qualcosa di vero c’è, essendo in effetti questi mondi, dei palliativi, dei sostituti per la nostra coscienza.
Parliamoci chiaro, vi sto dicendo che è un genere bello, ma talmente bello, che alcuni non riescono a staccarsene.
Il gioco online ovviamente segue anche altre strade e altre tipologie di intrattenimento. Ci sono gli FPS, che generano di solito lo stesso attaccamento morboso al mondo virtuale ed un sano antagonismo (anche se molte volte sfocia in rabbia nei giocatori meno intelligenti); ci sono i puzzle game o i party game che battono su strade fatte di puro divertimento.
Ma il gioco online vuole dire principalmente una cosa in definitiva: cooperazione sociale.
Sia che si lotti fianco a fianco di altri soldati in un titolo sparatutto, sia che si cerchino eventi in complessi mondi virtuali o sia che si competa su giochi sportivi o party game, la costante è sempre una per chi cerca online il divertimento: vogliamo essere in gruppo! Vogliamo far parte di un gruppo. Sentirci membri di qualcosa.
Quanti di voi che leggono queste righe fanno parte di un clan? Ma vi rendete conto che il “clan”, anticamente, era riferito solo ed esclusivamente ad un ceppo familiare? In Scozia per esempio il clan è una vera e propria famiglia che parte dal capostipite, di solito il “vecchio” nonno, fino all’ultimo pronipote.
Noi oggi abbiamo “clan” on line…con signori (o capiclan), sottocapi, soldati, membri in prova, tavole rotonde, consigli di stato neanche fossimo in una base militare.
Ho fatto parte anche di questo e ne sono uscito. Si cominciava per divertimento, unendo sotto lo stesso simbolo le persone con cui si giocava meglio e con cui c’era più intesa, e si finiva con il volere partecipazione attiva, prove e sottoprove, orari, scadenze, allenamenti. Ma, dico, scherziamo? Comincio per amicizia e poi devo ritrovarmi arruolato nella legione straniera? Credete di essere una nazionale di calcio strapagata? E mi sono dovuto sorbire anche i rimproveri di un “capetto” che mi informava che avrebbe preso decisioni in merito alla mia permanenza o al mio allontanamento dal clan. Al che, io (all’epoca avevo 28 anni), l’ho mandato al diavolo con tutte le scarpe dicendogli che era solo un deficiente che si era montato la testa (piccola nota per soddisfazione personale: alla fine lo hanno cacciato perché era il solito bimbominchia che si veste di un titoletto insignificante per “mostrarsi”..bah). Capisco che questo è un altro punto dove molti obietteranno, adducendo a motivazione che il loro, di clan, è completamente diverso ed ancorato ancora alla idelogia di pura amicizia a scopo di divertimento. Si..ci credo ragazzi…ma mi sono fatto anche un giro nelle vostre sezioni (non necessariamente di spaziogames forum N.d.A.)ed ho scoperto che in effetti se mi sbaglio..è realmente di una inezia trascurabile. Anche voi chiedete di rispettare regole ed orari, date e appuntamenti d’allenamento. Ma allenamento a cosa scusate? Mi chiedo se queste persone pernsano di vincere qualche trofeo e premi in denaro. Ed anche se fosse…cacchio..io gioco per divertirmi porca miseria e non mi frega una cippa se non mi sono allenato e il gruppo non puo partecipare ad uno stupidissimo torneo, perché in quella sera io ero con la mia ragazza a tromb…ehm…ad uno spettacolo teatrale.
Ok ok ok….mi calmo. Ma non sono innervosito giuro. Sono sempre mie esperienze che io vi esterno per il puro piacere di sentire come la pensate…sapete è molto importante per me il confronto con voi..in fondo…siete gli unici con la mia passione con cui posso parlare.
Io il gioco online lo adoro, a patto di venire a compromessi con un collegamento alla rete non propriamente perfetto. E’ un problema endemico delle partite online dove il tempismo è decisivo. In una partita a scacchi non ci sarebbero problemi, ma, in giochi dove il decimo di secondo è importante e rappresenta la differenza tra la vita e la morte, direi che il problema è serio davvero.
Quante partite abbiamo visto finire in malo modo solo perché inficiate da un collegamento atroce?
Centinaia di bestemmie, pad fatti volare dal 4° piano, craniate al muro per via del fottutissimo lag.
A questo si reagisce in due modi di solito: il primo, finendo la partita, scusandosi con i propri compagni per via delle pessime prestazioni e staccando prima di arrivare a masticare pad, cavi e console assieme; il secondo, cominciando ad offendere tutti quanti, a prendersela con il mondo intero e facendosi venire un attacco di bile nel tentativo, inutile, di uccidere qualcuno che si contrappone a noi con una linea Fastweb 100mbinfibraotticaecarbonioattiva.
Filosofia ci vuole! Calma e sangue freddo. Altrimenti da essere un gioco maledettamente divertente…diventa un gioco maledetto è basta.
Bah, rileggendo quanto ho scritto fin ora, credo di aver elencato le mie reazioni al gioco online ma anche quelle del videogiocatore medio. Penso sinceramente che la definizione di “videogiocatore medio” si adatti perfettamente al mio modo di giocare. Non centrano, come ovvio, ne i gusti personali in fatto di videogiochi ne la presunta conoscenza del medium videoludico in se. Le mie impressioni collimano solamente al comportamento. O almeno credo.
Concludendo la disanima sul gioco online, prima di intraprendere quella sul gioco offline, puntualizzo una cosa: il gioco online è una rivoluzione culturale. Nel suo significato più puro, dovrebbe essere un vero crocevia in cui si intersecano amicizie altrimenti impossibili per la distanza e senso di appartenenza sociale nella sua forma più sincera.
A voi il primo quesito: questo è vero ancora oggi, o il gioco online si è spinto su diverse strade non sempre giuste?
Che dire del gioco offline? E’ intimo. Ognuno di noi gioca e si relaziona con il titolo in maniera diversa. E’ troppo personale per poter dare una definizione, che sia valida per tutti o quasi. Ognuno di noi affronta il videogioco in maniera singolare. Io posso dirvi come affronto una avventura che mi vede coinvolto, posso solo ipotizzare che il mio pensiero sia quanto meno il piu lineare e generale, ma non posso pretendere di parlare al posto vostro.
La differenza sostanziale tra online e offline e che il primo propone esperienze virtualmente infinite, mentre il secondo offre una storia chiusa, con un inizio, una parte centrale ed una fine. E quando finisce…beh..è solo rigiocabile. Finendolo una seconda o terza volta si sbloccheranno segreti o qualche altro finale..ma la cosa finisce li. E’ un contorno insomma.
Le incazzature sono le stesse però. Alzi la mano chiunque di voi che non abbia MAI MAI avuto la tentazione di prendere il pad e di scagliarlo sul muro per la frustrazione. Se online queste provengono principalmente dal gioco scorretto o dal lag, offline possiamo solo maledire gli sviluppatori con il prosciutto sugli occhi o noi stessi con il nostro essere scarsi.
Cosi, se il livello è particolarmente ostico, si ritenta ossessivamente, morbosamente finchè non si supera il punto maledetto…o si perde il lume della ragione appunto. Ci si fanno le ore piccole con queste cose cari miei.
La panoramica di emozioni, che oggi i videogiochi sono arrivati a solleticare in un essere umano, sono molteplici. L’evoluzione stessa ha infranto barriere molto spesse che prima si frapponevano tra giocatore e videogioco. Come ci si poteva relazionare e mostrare empatia nei confronti di uno sparutissimo gruppo di pixel? A parte alcune vecchie glorie, frutto del lavoro delle meningi del calibro di Miyamoto (chi dice Zelda?) non ricordo di aver mai provato rabbia, dolore, felicità o tristezza per qualcosa che, nella migliore delle ipotesi, mi ricordava uno scarabocchio sullo schermo. Questo perché, prima, il gioco era gameplay immediato e, miseriaccia, dannatamente divertente. Divertimento appunto. Stop. Poco spazio ad altre emozioni.
Oggi invece, avendo come scopo quello di catturare il videogiocatore e convincerlo ad acquistare sempre piu videogiochi, abbiamo storie con dietro sceneggiature hollywoodiane, trame degne dei migliori romanzi ed effetti speciali di incredibile fattura ad accompagnare il tutto. A patto di venire a piu miti consigli con il divertimento, che oggi pare sia, nella maggioranza dei casi, venuto meno.
Quindi, l’ipotesi che ne deriva, è che oggi il videogioco, diventando più complicato e più “maturo” abbia perso quella nota spensierata, che lo rendeva un vero mezzo per “scaricarsi”, per divertirsi nell’immediato. Ci siamo coperti la testa, per scoprirci i piedi. Ed ecco, che sorgono tutti quegli interrogativi che la nostra mente assillata si pone. Era meglio divertirsi immediatamente e con semplicità, grazie a giochi piu intuitivi ed immediati oppure è meglio adesso, che i videogiochi sono saliti a rango di vera espressione artistica e che quindi portano tematiche e storyboard ben piu adulte e profonde a scapito del mero divertimento?
Tutti questi interrogativi me li pongo quando gioco da solo appunto. Quando affronto un particolare livello di Eternal sonata pieno di nostalgia e magnifica emotività, quando vago tra i pianeti di Rogue Galaxy o quando corro, disperato, senza meta, convinto di esser pazzo in un livello qualsiasi di Eternal Darkness. Titoli (cito solo questi per non dover fare elenchi improbi) che hanno dimostrato quanto il gioco sia maturata nella esperienza in singolo.
La longevità del gioco stesso influisce. Ed influisce anche la qualità del gioco. Mi spiego. Quando abbiamo a che fare con un capolavoro di quelli assoluti ed incontestabili, vorremmo che non finisse mai. Vorremmo non vedere mai i titoli di coda per prolungare il piacere del gioco, virtualmente all’infinito. Ma, mentre per il gioco online, questo è possibile, per le story c’è poco da fare. Finiranno e lasceranno emozioni incancellabili.Se il gioco, viceversa, è si bello ma non tanto da essere definito CAPOLAVORO assoluto, il fatto di essere prolisso è una iattura. In parole povere mi vengono due palle come cocomeri. Esempio: avrei provato lo stesso piacere giocando, se Prince of Persia: the sands of time fosse durato 50 ore invece che 15 scarse? Toglieteci Prince of Persia e metteteci qualsiasi titoli che vi è piaciuto sul serio ma che non considerate Killer Application per eccellenza. Fatevi questa domanda: la longevità oltre misura aiuta la bellezza del titolo o la inficia?Messa cosi qualcuno potrebbe trovare lapalissiano il quesito, ma vorrei sul serio che ci pensaste un pochino su!
Non è cosi semplice come si puo credere.! Un gameplay articolato potrebbe volere molte ore per esprimere il suo miglior lato, ma molte ore potrebbero portare il giocatore alla noia e alla decisione di lasciare il titolo sullo scaffale.
Quante volte l’ho fatto? Quanti titoli sono sul mio scaffale nell’attesa del meritato rispolvero?Tanti, troppi! Ma ogni titolo nuovo che esce mi allontana dalla possibilità di rigiocarli. E cosi, mi perdo buoni titoli. Mi perdo videogiochi onesti che hanno l’unico difetto di essere un po prolissi.
Concludo questo mio sproloquio personale chiedendovi ovviamente quali sono le vostre impressioni generali. Credete abbia sbagliato nella mia disserzione?Mi date ragione? Voi, voi che siete fantastici videogiocatori…cosa ne pensate?
Alcuni pensieri che ho avuto durante il mio videogiocare….a voi capire se vi ci ritrovate..e se riconoscete i titoli
Online..pensieri
Sono qui è aspetto. E’ buio. Piovigina. Ma io aspetto. Aspetto il mio nemico. Quando passerà, sarà morto. Vedo i miei compagni d’arme andare avanti di soppiatto. Tutti imbracciano la propria arma come se fosse una estensione del loro stesso braccio e sono nervosi.Lo sono perché il nemico è ostico ed usa la nostra stessa strategia, le nostre stesse armi. Io sono qui.Attorno a me erba e cespugli. Sono ben nascosto. Tutte queste baracche non serivranno a coprirmi in caso mi dovessero attaccare ma non mi importa. Devo mantenere la posizione.Li ci sono i miei compagni cacchio e li devo aiutare dalla distanza. Non posso impelagarmi nello scontro diretto, non ne ho le qualità. Io ne ho altre e le uso per raggiungere la vittoria finale. Sono un cecchino. Nel buio non si scorge niente, se non una nebbiolina insistente che rende tutto ovattato. Il mio nervosismo mi rende ansioso per cui devo calmarmi. Ecco, ecco, qualcosa si muove li su quel monticello. Deve essere il nemico perché non riconosco i colori. Devo stare calmo e prendere bene la mira. Posso agire solo da lontano e non posso rischiare che lui si accorga di me e mi faccia fuori. Forza ragazzi,fatevi avanti che aspettate? E’ li non lo vedete?Oddio, sta puntando un mio commiltone…o cavolo…sta per sparare. Forse è meglio rovinare la mia posizione rendendola visibile..ma devo salvare il mio amico. Punto il mio fucile, trattengo il fiato. Sparo. Il mio nemico è morto, ma la sorpresa è saltata. Ora inizia la battaglia e devo darmi da fare. Morirò lo so! Ma per vincere morirei mille volte. Sono qui…venitemi a prendere…continuate a sparare stronzi!
OFFline…pensieri
Maledettissima giungla del cacchio. Non riesco a scorgere niente. Ho una paura matta di starmi a cacciare in qualche guaio di quelli grossi. Continuo a puntare la mia pistola in ogni direzione, spaventato da queste maledettissime scimmie che gridano. Il mio vecchio amico mi segue, ed ogni tanto dice qualche cazzata per tirarmi su il morale. Ma mi sento una merd4 comunque. Bah, abbandonare cosi quella graziosa creatura approfittando della sua ingenuità. Tutto per cosa?Per seguire un cavolo di tesoro!Ma cacchio, lei è davvero carina…e se la lascio fuori da questa storia non avrò possibilità di aver nessuna relazione con lei.Dove sono ora?E cosa sono queste rovine?Maledizione che posto tetro! La mappa dice che sono arrivato. Ma arrivato dove cavolo? Oltre non posso andare, a meno di non avere un machete grande quanto una sega da boscaiolo per farmi strada. Devo per forza trovare una via di uscita qui. In mezzo a queste rovine, in mezzo a queste statue diroccate e ghignanti.Un momento..ma posso arrampicarmi fin lassu?Ci provo!Meno male, ci sono arrivato e per poco non cadevo. E cosa è questo?un masso? Mmmm…il mio vecchio compare dice che sotto sembra una piattaforma di legno…quasi quasi..se lo spingo!Ok…ecco qui che va giu. Si è aperta una cripta cacchio…e posso scenderci. Prendo la mia torcia e cammino…sto iniziando il mio percorso..sto iniziando la mia avventura.






Giugno 27th, 2008 at 07:52
Thanx For sharing such a beautiful resource. I really appreciate it..