I miei genitori…
E’ questa l’ultima cosa che viene in mente al malcapitato protagonista di Bioshock, mentre l’aereo di linea sulla quale si è imbarcato, precipita in malo modo in mezzo all’oceano.
Incendi fiamme, acqua, tanta acqua, ed un faro scuro, che si staglia nell’immensità del monotono panorama delle onde notturne.
Dentro il faro una batisfera, e poi giù , sempre più giù nelle profondità abissali, dove la luce non arriva, e dove è situata RAPTURE, una vera e propria Manhattan subacquea, un vero inferno, nel luogo più isolato e freddo del mondo…
Un inizio un po’onirico, per un gioco (mi sembra riduttivo chiamarlo così), che prima di tutto è un racconto, un saggio scientifico, politico, economico, filosofico e letterario; insomma una ben concepita metafora della natura umana e degli intricati comportamenti che essa può far nascere all’interno della società e di ogni singolo animo.
E’ questo Bioshock.
GAMEPLAY.
Il gioco è impostato come un fps di stampo classico, visuale in prima persona, barra della vita, barra dell’Eve(una sorta di trasposizione techno-scientifica del classico concetto fantasy di Mana) medikit sparsi in giro e potenziamenti vari.
Ciò che distingue Bioshock dalla concorrenza è che non esiste il concetto vai avanti e spara, e nemmeno il concetto riparati ed avanza…
No, in Bioshock la mente e l’ambiente in cui si è a contatto sono la chiave del successo che, se non sfruttata, porta inesorabilmente alla scritta game over.
Infatti, tutto un insieme di ‘’modificazione genetiche’’ e potenziamenti fisici-mentali, insieme ad un parco armi ben guarnito e personalizzabile, per esempio nella scelta dei proiettili, ed infine ad una completa e sconvolgente interattività con l’ambiente di gioco, fanno si che la strategia, la tattica e l’intuito, portino ad una completa manipolazione dell’ambiente e dei nemici, a nostro vantaggio.
Vediamo un esempio: tramite un Plasmide (modificazioni genetiche acquistabili o nascoste che conferiscono poteri ed abilità varie) che evoca dalle nostre dita delle sfere infuocate, potremo dare fuoco ad un nemico, che come prima cosa chiederà aiuto ai compagni, incendiandoli a vicenda, ed in seguito andrà alla disperata ricerca di acqua nella quale buttarsi per spegnere il fuoco, seguito chiaramente dai compagni da lui incendiati.
A questo punto utilizzando un altro plasmide, che lancia dalle nostre dita una scarica elettrica, potremo fulminare tutti i nemici in un colpo solo, semplicemente lanciando la scarica nell’acqua.
E’ così che Bioshock deve essere giocato, perché ogni passo ogni azione ha un prezzo molto caro da pagare, vista l’esiguità di proiettili ed Eve, droga con la quale si è in grado di lanciare le abilità apprese dai plasmidi.
Insomma, bisogna calcolare tutto e sfruttare tutto, anche ciò che a prima vista sembrerebbe inutile o inappropriato, creando così fantasiose trappole ed insidie per i nemici, che altrimenti, affrontati singolarmente o in gruppo nel vecchio stile spara incantesimi e via, ci renderanno inesorabilmente senza proiettili ed Eve, indifesi alla loro mercè.
In questo senso le possibilità offerte da Bioshock sono infinite visto, non tanto la quantità di armi, comunque ben fornita, ma quanto per il numero e l’originalità dei plasmidi a nostra disposizione, citando per esempio plasmidi più d’attacco come il lancio di sfere infuocate, scariche elettriche, getti di ghiaccio in grado di congelare il nemico, a plasmidi più tattici quali la telecinesi o il doloroso ‘’parto’’ di uno sciame di calabroni dal nostro braccio.
I nemici si comportano egregiamente e non permettono errori, se da un lato è facile fregarli con la giusta tattica, con la tattica sbagliata è impossibile, e nel complesso la difficoltà del gioco è ben dosata .
Menzione a parte meritano le battaglie con i Big Daddy, omoni dotati di scafandro, cui scopo è quello di proteggere le sorelline, inquietanti bambine che vanno alla ricerca di cadaveri con lo scopo di prelevare dal loro corpo l’Adam residuo, materiale essenziale per l’evoluzione del personaggio ed alla quale gira intorno tutta la storia.
GRAFICA
Graficamente parlando Bioshock è perfetto, non ha rallentamenti, le texture sono super dettagliate e realistiche, e la gestione della luce è impressionante, e contribuisce non poco a rendere l’atmosfera del gioco, scura vibrante e malsana.
Chicca grafica è l’acqua, elemento portante e costante di tutto il gioco, che reagisce splendidamente con la luce, creando atmosfere che danno giustizia all’ambientazione sottomarina di tutto il titolo.
SUONO
Suoni incantevoli e realistici.
Accompagnamenti epici, e claustrofobici ben localizzati e ben realizzati.
Doppiaggio che vale l’acquisto dell’intero titolo! Sembra di essere a teatro quando si ascoltano i vari dialoghi degli abitanti di RAPTURE, che rendono in maniera impressionante la discesa agli inferi, alla follia, che caratterizza ogni singolo abitante della città.
LONGEVITA’
Il gioco è lungo, quel che basta per un gioco del genere, anche se, una delle poche pecche di questo titolo, è proprio il fatto che le ultime fasi di gioco sembrano allungate in maniera monotona, giusto per aggiungere quelle due tre ore che fanno arrivare il tempo di gioco totale, ad una ventina circa.
Insomma, gioco pregevole sotto tutti gli aspetti, in particolare dal punto di vista narrativo ed introspettivo.
Non mi sembra azzardato affermare che, grazie alla sua nuova concezione strutturale, in grado di fondere egregiamente fps, strategia, interattività e atmosfera, senza che nessuno di questi elementi risulti prevaricante rispetto ad un altro, e soprattutto per l’incredibile intessitura narrativa, che mai prima d’ora era stata tanto vivida e serrante nonché culturalmente profonda , Bioshock, se non ha creato una nuova tipologia di gioco, ha sicuramente portato al più alto livello mai visto il genere Sparatutto in tre dimensioni.
VOTO:9
Voradhor.






Aprile 13th, 2008 at 22:46
Kakkio non so perchè TU non abbia mai pubblicato prima.Grande recensione scritta con cura e sicuramente fedele alla bellezza del gioco.E anche qui ti becchi un 30 e LODE!!!!!!