Gears of war (Xbox360)
Un nome che è divenuto garante di intrattenimento videoulico , nonché rappresentativo di uno dei più importanti passi in avanti compiuti nell’era a 256 bit; i ragazzi della Epic games firmano quello che è ancora oggi un must per i possessori dell’amata “X. Signore e signori, ecco a voi Gears of war!
Sappiamo bene l’hype creato da questo gioco, capace di strabiliare soprattutto per capacità grafica e intrattenimento on line, un fenomeno che altresì possiamo definirlo di culto, riconosciuto non solo da tutti i videogiocatori che posseggono una 360 ma anche dal pubblico più variegato; in questa sede, proponiamo quindi con grande gioia l’analisi di questo titolo che , a prescindere dalle critiche e dagli elogi, è considerato un must di questa nuova nextgen.
Il titolo proposto indica una profonda verità: non siamo di certo disabituati a veder considerata la trama di un gioco prettamente action come uno strumento utile per rendere coerente l’intercorrere di una sparatoria all’altra, e quella di gears of war (d’ora in poi gow) non è certo da meno, ma non per questo possiamo esimerci dal raccontarla..
La storia è collocata in un imprecisato futuro e in un pianeta denominato Sera, luogo nel quale è in corso un sanguinoso scontro tra gli umani e le “locuste”, alieni autoctoni, viventi nel sottosuolo e fuoriusciti in superficie per una causa quasi del tutto sconosciuta (a parte quello di attentare alla vita del genere umano).
In tale sfondo vivremo le avventure belliche di un gruppo di valorosi soldati appositamente scelti per una missione che sembra essere essenziale per la conclusione dell’instancabile e frustrante scontro che logora ormai il pianeta decadente; prenderemo le redini quindi di Marcus Fenix (un eroe decaduto ed ex prigioniero) che, supportato dal resto della squadra gear, cercherà in tutti i modi di riuscire nell’intento e consegnare la pace e la vittoria definitiva su Sera e al genere umano.
Parola d’ordine del buon Cliff Blezinski (responsabile della produzione del gioco): riuscire a creare un gameplay accattivante ed originale con la forza della semplicità.
Concetto chiaro e cristallino, un intento che cerca di scavare nei meandri della storia degli shooter e cercare in esso un elemento che possa arricchire e aggiungere qualcosa di nuovo al classico “già visto” ed è cosi che lo studio della Epic focalizza nel suo sistema di coperture un valido elemento che può far la differenza; ma diamo tempo al tempo e andiamo con ordine, analizzando per bene il concept di gioco e la sua espressione.
Sin dalle prime battute iniziali carpiamo lo stile carismatico con un impatto visivo e scenografico nel quale è possibile non solo ammirare la veste grafica ma anche una sua struttura che mira alla dinamicità in senso stretto: dalla telecamera in seconda persona (particolare visuale che si frappone tra le più classiche in prima e in terza persona, Resident Evil 4 docet) alla struttura dei controlli e del modo di interagire con l’ambiente.
Appena conclusa la scena di inizio gioco, cominceremo sin da subito ad assaggiare le basi del gameplay avendo la possibilità con le nostre levette analogiche di spostarci e cambiare direzione per poi passare (qualora si volesse, dato che ci viene data la possibilità di scegliere se intraprendere battaglia immediatamente) ad un tutorial in cui prenderemo dimestichezza della meccanica di gioco e il conseguente utilizzo dei tasti del pad, per cui con il tasto X potremmo interagire con l’ambiente circostante, ovvero aprire porte e attivare vari meccanismi, con il tasto Y abbiamo la possibilità di focalizzare la posizione dei compagni (anche se con un po’ di approssimazione visto che generalmente è piuttosto confusionario rintracciarli se si perdono di vista durante uno scontro e questo sistema di puntamento non aiuta parecchio)e individuare dei punti chiave per sbloccare situazioni di gioco varie, il tasto B per gli scontri corpo a corpo, i grilletti invece adempiono alla funzione di mirare (tramite telecamera ravvicinata) e sparare ed infine, l’uso del tasto A, quello più significativo ai fini del gameplay: è qui che si ricollega l’oggetto sostanziale dell’innovazione proposta dai produttori, tramite esso infatti possiamo utilizzare ogni superficie dell’arena di gioco per poterci riparare e nasconderci dalle raffiche nemiche, alla pressione del tasto in prossimità di tali ripari improvvisati, infatti, il nostro eroe automaticamente si apposterà per difendersi dai colpi per poi fuoriuscire mirando e colpendo il bersaglio o semplicemente sparare alla cieca per allontanare i nemici dal proprio raggio d’azione(premendo il solo grilletto adibito allo sparo) .
Capite bene, adesso, quanto l’uso di appostamenti e raffiche di fuoco studiate possano in qualche modo creare una struttura di scontro molto coinvolgente e frenetica nella quale trovare tempestivamente riparo può significare la chiave di volta per andare avanti oppure in caso contrario trovare un’indecorosa morte a seguito di eccessivi danni ricevuti (peraltro la vita è scandita dal sistema di “sopportazione” dei colpi in pieno stile Call of duty); anche la ricarica delle armi è soggetta all’enfasi dell’azione, i programmatori, infatti, hanno pensato bene di implementare un sistema di “ricarica attiva” con il quale è possibile ,tramite un minigioco, caricare l’arma in maniera efficiente (quindi infliggendo più danni ai nemici) oppure nel caso opposto di inceppare la stessa offrendo molto campo alle odiose locuste libere di colpire e o di avanzare con conseguenti imprecazioni del nostro eroe (“Arrghh ,ora mi incazzo” cit.).
L’i.a. dei nemici proposta tuttavia non segue il filone positivo che è stato ben riproposto negli altri elementi, essa infatti non eccelle e rimane coscritta allo standard di sufficienza: vedremo le nostre locuste ripararsi nelle strutture fatiscenti per poi azzardare movimenti in avanscoperta facili da fermare, oppure altre armate di shootgan cercare un improbabile ed incoerente scontro dalla distanza.
Particolare e doverosa menzione è da attribuire a diversi modelli d’arma da fuoco che si presentano sì come elementi standard di ogni gioco d’azione che si rispetti ma che sono anche ridisegnati in chiave estremamente originale; cercando di omettere qualche modello per invogliare chi ancora non ha giocato, possiamo citare i classici fucili a pompa, da cecchino per poi passare alle granate e ai mitragliatori (splendidi quelli con motosega integrata utilissimi per gli scontri ravvicinati, e vi lascio immaginare la loro efficacia), avrete per cui sicuramente modo di sbizzarrirvi e trovare il vostro kit preferito (anche se con delle limitazioni in quanto è possibile equipaggiare solo 2 armi per volta più le granate e pistola).
Immediatezza, frenesia e dinamicità sono altresì elementi scelti per poter realizzare un gioco di guerra che rendesse gli scontri sempre vivi ed altamente immersivi, tuttavia al fine di non rendere questa particolare impostazione ripetitiva e stancante è stato reso assolutamente necessario un lavoro altrettanto approfondito per quanto riguarda la struttura dei livelli e delle locazioni; una diversificazione delle zone di guerra, condite da azioni particolari che spezzano il ritmo frenetico degli scontri, conferiscono pertanto una preziosa valvola d’ossigeno essenziale per godere appieno dell’evolversi del gioco.
Gears of war ha il pregio di riuscire pienamente in questo regalandoci situazioni visive e qualitative differenti in grado di divertire il videogiocatore in ogni momento: avremo la possibilità di scegliere una determinata strada ad un bivio in determinati livelli (utile per rinforzare il fattore rigiocabilità), avremo a che fare con una sorta di pipistrelli che agiscono letalmente nel buio e dovremo essere bravi, quindi, nel crearci strade che siano il più luminose possibili, guidare un mezzo di trasporto (scelta discutibile quest’ultima in quanto da considerare per cosi dire, poco ispirata), fuggire dai temibili berseker o ancora avremo la possibilità di combattere in un treno in movimento, nelle miniere con tanto di rincorse tra vagoni o nelle classiche ed evocative locazioni cittadine; insomma tutti quegli elementi tra gameplay e varietà di scenari che si rendono utilissimi e variegati.
Tuttavia tali sforzi profusi non sono stati confermati per quanto concerne la longevità, la campagna in single player è corta e nonostante i 3 livelli di difficoltà e la presenza dei bivi per il fattore rigiocabilità non bastano per alterare una storia che poteva essere sviluppata meglio sotto ogni punto di vista, completerete, infatti il gioco in una decina di ore.
Non poteva che essere un capitolo a parte: il sistema grafico su cui si pianta la struttura del gioco è stato, per la prima volta, rivelatore, in grado cioè di farci comprendere in maniera inequivocabile ciò che è possibile realizzare con le console di nuova generazione.
Impatto di gioco da far impallidire chiunque, proponendo una realizzazione degli scenari e dei personaggi assolutamente ineccepibile e di indiscussa definizione: numero di poligoni e di pixel altissimi che incarnano un sistema di dettagli mai visto prima, vedremo grandissime locazioni cittadine mostrare perfettamente lo stato di degrado delle città o di farci sentire letteralmente la pioggia addosso da quanto è realizzata bene.
Nitidezza e definizione accompagnate da un motore grafico in grado di far interagire fluidità e dettaglio senza cali di frame rate nonostante le diverse esplosioni e scontri a fuoco; la fisionomia dei personaggi oltre ad essere originale è altamente carismatica, evidenziando tratti del viso duri e corrucciati in fisici imponenti e massicci, divise militari disegnate e rese benissimo con pieghe e parti particolareggiate; insomma sembrerebbe davvero tutto realizzato con dovizia di particolari…
Il sonoro rispetta gli ottimi standard proposti e si conferma con una realizzazione degli effetti che risultano essere di ottima fattura ed adeguati al contesto bellico, attraverso l’ottima implementazione di esplosioni, colpi sparati a vuoto e nei bersagli sia umani che non.
La versione italiana offre inoltre una riuscita locazione completa, offrendo un doppiaggio che tutto sommato si attesta su buoni livelli, le voci sono differenti e riescono a caratterizzare ogni singolo personaggio.
L’unica pecca, comunque importante da attribuire a cotanta meraviglia è una e una sola: l’interazione con l’ambiente e la fisica. La nuova generazione deve essere sospinta da nuovi orizzonti, non solo la grafica, ma anche l’interazione dei vari elementi con l’ambiente e viceversa, la fisica che muove le strutture di gioco al fine di rendere tutto coerente con quello che succede, in questo caso gow pecca di queste particolarità: gli scenari infatti sono privi di qualsiasi interazione, a parte qualche elemento quali porte e o mobili, nulla è indistruttibile, anche una parete gracile crivellata di colpi o addirittura colpita da una granata rimane intatta; l’effetto dei colpi non deve essere solo quello di bucare, ma anche distruggere laddove la struttura è colpita.
Ecco come si spiega la rivoluzione riuscita a metà suggerita dal titoletto e deve essere questo il monito su cui tener conto per lavorare di più sotto gli aspetti enunciati prima.
Gears of war è in grado di regalare agli utenti di xbox360 un divertimento completo, esaustivo e soprattutto longevo (al contrario della campagna in single); non temo di sbagliare nel dire che una coop con un amico è una delle esperienze più appaganti offerte da un videogioco d’azione, cosi come lo è altrettanto per quanto concerne le classiche modalità multyplayer in grado di regalare momenti di vera gioia all’insegna dell’intrattenimento avendo la possibilità di scegliere il proprio beniamino e confrontarsi in tante arene tutte diverse e particolari, nelle quali si apriranno degli scontri all’ultimo sangue, con una caccia sempre apertissima ad armamenti vari, studiando possibili approcci d’assalto e di difesa.
Tuttavia non è oro quel che luccica e anche qui troviamo sempre qualcosa che stona un pò, ci si riferisce in particolare all’odioso problema dell’Host che risulta essere troppo forte in termini prestazionali nei confronti dei giocatori ospiti (causa l’assenza di veri e propri server della Microsoft), capiterà spesso, pertanto, di vedere avversari fatti a fettine in men che non si dica grazie a questo importante vantaggio; sicuramente una patch in grado di risolvere il problema sarebbe stata parecchio utile o anche l’apertura di qualche server ufficiale avrebbe aiutato non poco l’esperienza che tutto sommato comunque regala immenso divertimento.
Comunque l’appeal è sempre alto e non è un caso che a distanza di più di un anno sia ancora estremamente giocato, al pari di un Halo3 o di un Call of duty4 e godrà ancora di lunga vita, almeno, fino a quando non uscirà Gears of war 2!






Febbraio 10th, 2008 at 18:27
Grande Adriele. Bellissima recensione. Facciamo grande questo sito con le nostre impressioni, le nostre emozioni, le nostre idee.
Noi siamo quelli genuini, quelli di cui ci si puo fidare perchè assolutamente non di parte.
Continua così. Bravo.
Febbraio 11th, 2008 at 07:26
Ottima recensione, come ti avevo detto.
Bella corposa, strutturata in modo adeguato e stupendamente argomentata. Eh sì, sei veramente in gamba.
Febbraio 14th, 2008 at 11:17
bravi raga!
Febbraio 24th, 2008 at 01:04
Bravo Adry bellissima rece e come sempre meglio un’emozione di un voto