Categoria | EDITORIALI



Stop ai videogiochi

Posted on 07 Marzo 2008 by Alex64

All’inizio dei tempi, si dava la colpa a Dio delle disgrazie che capitavano nella vita di tutti i giorni; all’inizio dei tempi, si chiamava in ballo Dio ogni qualvolta non si riuscivano a dare risposte sensate ad un problema impossibile (o presunto tale)… col tempo, l’ignoranza - come qualsiasi altra “cosa” umana - è progredita salendo di livello; Dio non è più “di moda” e si volge lo sguardo altrove all’affannosa ricerca di un nuovo capro espiatorio cui riversare contro le nostre paure più recondite. All’epoca era Dio che non si conosceva, era Dio che si temeva, oggi Dio sono i videogiochi; che non si conoscono ma si temono.

Oggi, si ha paura del videogioco, e mentre la violenza imperversa ovunque al mondo e nel mondo, associazioni di genitori qual’è il MOIGE, avvocatucoli di dubbia fama sulla falsa riga del Cristiano Conservatore Jack Thompson, ed ancora programmi radiotelevisivi fatti ad hoc o telegiornali malati di sensazionalismo mediatico che va ben oltre le erronee previsioni del tempo, additano l’ars videoludica come principale responsabile del male oscuro che logora la nostra società dall’interno.

Da che mondo è mondo i media cavalcano l’onda della notizia per dare all’utenza ciò che l’utenza vuole; l’informazione nuda e cruda in tempi brevi, i più brevi possibile, anche se ciò volesse dire fare pura e semplice disinformazione. Non fa notizia il padre stupratore delle figlie, non fa notizia il barbone reietto che muore di freddo e di fame all’angolo di Stazione Termini e via Marsala; fa notizia invece il videogioco inteso come lordatore di giovani menti. Fa notizia lo sporadico interdetto mentale che uccide o “picchia” per emulare questo o quell’eroe dei videogames, spappolando magari la milza alla sorella.

E il giornalista medio in queste cose ci va a nozze, sfruttando da sempre “la notizia che fa notizia”, in quanto questa è capace di crearsi da sola - e senza impegno da parte di chi scrive e/o diffonde - il suo bel target di ascoltatori passivi.

Proprio al giornalista medio è rivolta oggi la mia critica? La risposta non può essere che negativa, visto e considerato che - come le regole mercatologiche ci suggeriscono - l’offerta informativa è commisurata alla domanda. Ordunque a chi mi rivolgo? Ma ovviamente a Voi! A tutti Voi che digerite la pappa riscaldata degli odierni telegiornali, i quali senza pensarci due volte - in pieno stile StudioAperto - si tuffano nel torrente argomentativo “videogioco male nel mondo” solo perché ci siete Voi a dar loro credito e, cosa più importante, a dar loro l’audience. Mi appello a Voi, a tutti i benpensanti stile Mastella che (ben)pensano che “soluzione facile” sia sinonimo di “soluzione giusta”, attaccando una realtà poetica come quella videoludica, generalizzandola ai soli giochi di guerra, trasposizione di fantomatici software militari e/o congiure ai piani alti per spingere all’arruolamento di carne da cannone (Cannon Fodder; Sensible Software).

Poco importa, se questa realtà poetica non è composta da soli giochi di guerra, ma da centinaia di migliaia di altri progetti anche a sfondo prettamente artistico. Eh già, perché a Voi, ascoltatori passivi, ignoranti dell’argomento videogiochi che però si arrogano il diritto di parlarne e sputare sentenze, non sorvola nemmanco per l’anticamera del cervello che il business legato al videogame dia lavoro agli artisti moderni, come in passato l’arte e i Mecenati ugualmente facevano; guarda caso, esistono quadri come il Guernica di Picasso, oppure Los Fusilamientos di Goya, ma è troppo difficile fare rimandi incrociati, è troppo difficile dire che un gioco di guerra, come fine ultimo, abbia quello di far capire che la guerra è divertente solo quando è un gioco, e non già incitare alla medesima, alla violenza.

A Voi, che godete nel fare gli opinionisti appoggiando e seguendo la voce più forte piuttosto che la debole (bella fatica gridare nel coro), risulta più facile condannare i videogiochi di guerra in quanto giochi di guerra, e ricondurre alla medesima bistrattata categoria qualsiasi altra species di videogioco. Atteggiamento miope ma si sa, l’ignoranza, l’arte del non sapere e del non voler sapere, è una brutta bestia.

Ordunque infine è questo ciò di cui soffre il videogioco attualmente: il non ancora avvenuto sdoganamento mediatico per merito/colpa della sua relativa giovinezza; mentre altre forme d’intrattenimento, quali cinema e televisione, e radio ancora prima, sono state già da tempo assorbite a patrimonio comune, nonostante i codici di autoregolamentazione in ambito software (si veda il PEGI per quanto riguarda l’Europa) siano anni luce avanti rispetto a quelli presenti sulle controparti più famose e blasonate testé citate.

La soluzione a tutto questo? Non esiste, non esiste a breve termine; è pura utopia sperare il contrario. Dobbiamo aspettare che la società cresca e prenda coscienza di ciò che tanto ci piace, dei videogiochi, e che lo faccia al di fuori del sensazionalismo, al di fuori dell’informazione standardizzata, omogeneizzata e votata al sensazionalismo, al di fuori di preconcetti derivati. Solo così il videogioco potrà fregiarsi - non solo ufficiosamente - della dignità che indubbiamente merita.

Teniamo duro e facciamoci portavoce della nostra passione ogni giorno e in ogni contesto, diventiamo la nuova avanguardia dell’arte, intesa come espressione resa con ogni mezzo, consolandoci - almeno per il momento - col fatto che in mercati più evoluti del nostro gli introiti del fenomeno videogame hanno superato di netto quelli dei settori musica e cinema messi assieme.

Della serie… la strada verso il riconoscimento è lunga ma chi ben incomincia è a metà dell’opera.

Alessandro Maria “Alex64″ Grasselli

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