Categoria | EDITORIALI



Editoriale mini: Hype…pensavo fosse amore ed invece era un calesse!

Posted on 04 Aprile 2008 by SSnake

Come posso definire in parole povere l’hype? Come posso raccontarlo senza cadere in banalismi ed ovvietà? Potrei iniziare col dirvi che siamo di fronte, forse, al cancro dei videogiochi. Il vero flagello che potrebbe minare, anche la piu ferrea delle passioni. Una ruggine, che piano piano, corrode il modo di relazionarsi con l’universo videoludico.
Non voglio fare il profeta che predice la fine del mondo. Non voglio scadere nell’allarmismo sempliciotto. Ma il problema esiste. Ed è grave.

Pochi mesi fa
Oggi sono in ferie. Ho preso questo giorno per lui. Sono almeno tre anni che lo aspetto e non potevo proprio farmi sfuggire la possibilità di averlo di buon mattino, con una intera giornata per godermelo a casa. Oggi esce Mass Effect, che io ho prenotato in edizione limitata. Dio mio. Mi ha stregato e non ci ho giocato mai nemmeno una volta. Chissà come mai?Eppure, alla mia esperta età, dovrei avere più calma, più saggezza. Invece eccomi qui. Sono le 08.00 di mattina e sono dietro una saracinesca ancora irrimedialmente chiusa. Lo so che è presto, ci mancherebbe. Ma proprio non riesco a stare a casa. Non riesco a pensare ad altro. Sarei impazzito se fossi rimasto anche solo un minuto in più, consumato da un desiderio che trascende ogni umana comprensione. E questo maledettissimo negoziante non apre. Disgraziato. Se tarda ancora un pò giuro che lo rivolto come un calzino usato. Eh si che è un amico, ma ora esagera. La gente mi guarda con occhio torvo, scambiandomi per un malintenzionato in procinto di commettere una strage. Sarà colpa del fatto che passeggio nervosamente da circa un’ora nella piazzola sorridendo come un beota allucinato?Bah, non mi importa cosa pensano. Io sogno gia le stelle. Nella mia testa sono gia ramingo per le galassie. Un novello eroe sci-fi che vagabonda per i pianeti.
Questo titolo me l’hanno descritto come il nuovo messia videoludico. Il gioco che avrebbe cancellato decenni di gameplay riscrivendone i dogmi, rivoluzionando il settore. Diamine, non fatico a crederlo. Ogni rivista si è sbilanciata dandogli ad honorem, valutazioni che vanno dal 9,5 al 10 pieno. E se questo non bastasse ci sta la mia fede pura nell’operato di Bioware a darmi certezze e garanzie di esser di fronte al “miglior gioco di tutti i tempi”. Non potrà deludermi, lo so. Non potrà mai e poi mai esser meno di quel che mi aspetto.
Mi viene da ridere quando penso a tutti quelli che non sono interessati a questo capolavoro. Ma non sanno che questo sarà l’alfa e l’omega di ogni gioco creato?
Bah, basta ora. Claudio (il mio negoziante n.d.A.) è arrivato.<< “ ciao Claudio, come va? Stamane ti sto aspettando da più di un’ora dietro la saracinesca e mi sono attirato sguardi preoccupati. Ci mancava solo che chiamassero la Polizia. La prossima volta vieni prima invece di poltrire nel letto.”>>. Ovviamente mi posso permetttere queste parole con il mio negoziante solo perché ormai c’è una amicizia che dura da circa dieci anni. Con un sorriso complice, comunque, Claudio fa cenno, entrando, ad un cartone sigillato. “Marco, ieri sera ti avrei voluto chiamare, ma erano gia passate le nove e dovevo chiudere. L’ho avuto ieri”. Questa notizia mi fa bonariamente incazzare. Non sarei mai potuto passare la sera prima ma il fatto che lui l’abbia avuto disponibile e non mi abbia avvisato, mi provoca fitte di gelosia (il gioco l’aveva in mano lui non io) e delusione.
Tant’è, senza tirarla per le lunghe, pago, prendo il gioco e scappo di filato a casa.
Ora silenzio. La mia camera è diventata un tempio ed io sto compiendo un rituale sacro ed inviolabile. Ogni volta che apro un gioco, compio meccanicamente gli stessi gesti, quasi fossi di fronte ad un simulacro su cui pregare e compiere riti pagani. Per prima cosa tolgo delicatamente il cellophane, avendo cura di lasciarlo integro in ogni parte (mi servirà,poi, per richiudere la confezione una volta finito il gioco, preservandone l’integrità). Una volta accertato di aver compiuto la procedura esattamente, passo alla confezione. Delicatamente tolgo il sigillo di garanzia e lo depongo, attaccandolo, all’interno della confezione stessa. Infine prendo il libretto. Gesto supremo di un rito propiziatorio, che augura piacere e divertimento. Leggo avidamente le pagine, assimilando anche gli avvertimenti rindondanti e aspiro avidamente l’odore di nuovo della carta patinata.
Bene, i gesti rituali sono compiuti ed io infilo per la prima volta il dvd nella mia amatissima xbox360. Da questo punto in poi, il gioco mi regalerà momenti esaltanti, in cui il mio personale piacere e il mio divertimento raggiungono vette soddisfacenti. Ma, perché c’è sempre un ma, nel giocare mi accorgo di una cosa: da Mass Effect mi aspettavo di più, molto di più. Quanto meno, più di quanto realmente offra, che è obiettivamente tanto.
Ora, togliete Mass Effect come esempio e metteteci uno qualsiasi dei titoli ultra mega pompati con pubblicità e preview che promettono meraviglie. Potrei citarvi letteralmente decine di titoli da qualche anno a questa parte, che sono stati dichiarati killer application solo per dogma di fede. Prendete Halo 3, per esempio. Indiscutibilemente siamo di fronte ad un FPS come pochi al mondo, con un gameplay grandioso e una giocabilità virtualmente infinita. Ma non è dominatore assoluto che tutti, a partire da Bungie per finire ai semplici videogiocatori, asserivano senza avere in mano uno straccio di prova valida per argomentare.
Per par condicio cito anche Zelda: Twilight Princess. Buuuhuuu! Vi sento gia fischiare. Ma parliamoci chiaro: alzi la mano chi non si è sentito depauperato da una giocabilità cosi semplice e facile da rasentare il risibile. Non vi chiedo di esecrarlo sia chiaro, vi chiedo onestà. Io, ho completato il gioco talmente in fretta, che il solo pensiero della difficoltà del suo antenato su nintendo64, mi fa pensare ad un parto nato da due menti totalmente diverse. Bello si, bellissimo, ma non siamo certo di fronte ad una killer application indiscutibile a mio personale avviso. Una buona avventura, ma nulla più. L’hype che lo accompagnava invece, era puro delirio. Gente che arrivava a gesti inconsulti, pianti a dirotto per ogni minimo accenno di ritardo ed altre amenità simili. Ma poi? Quanti alla fine si sono trovati a combattere con quel tarlo che insinuava dubbi sulla effettiva validità dell’opera Miyamotiana?
Lascio fuori zia Sony? Non sia mai! Anche sulle sue macchine sono nati titoli che, in sede di preview, facevano gridare al miracolo, portando milioni di fan al limite del parossismo e della isteria, ma che poi, al dado tratto, si sono rivelati non proprio cosi “fantastici”. “Potevamo stupirvi con effetti speciali”, ma abbiamo preferito alla fine usare quelli normali e puntare sul blasone del brand per rendervi succcubi e portarvi all’aquisto “forzato”.
Ovviamente, uso il termine “forzatura” in maniera impropria. Nessuno costringe a comprare niente. O no? Scusate questo punto della questione merita una disamina più attenta e intellettualmente onesta. Puo essere che, il bombardamento mediatico cui siamo soggetti, in effetti, non sia una specie di condizionamento mentale, atto a instilare convinzioni nella massa? Quello che, nel bene o nel male, succede nella pubblicità di qualsiasi prodotto può essere paragonabile a quello che succede all’interno dell’universo videoludico?
Voi, non ci vedete nessuna analogia? Non sospettate di nulla?
Diciamo che io, pur se in modo superficiale, ci ho pensato un tantino. Sono arrivato ad una convinzione: quando si parla di videogiochi, specie di quelli che hanno una storia alle spalle famosa o quelli partoriti da persone che innumerevoli volte hanno mostrato di esser “geni” nel loro campo, si mette in moto un meccanismo in cui, gli stessi destinatari del prodotto, sono inconsapevolmente i primi “pubblicitari”. A questo aggiungiamoci anche la pubblicità vera su riviste specializzate e su internet. Cosa otteniamo? Hype! Hype puro al 100%! Hype D.o.C.! Ovvero, il dolce veleno che il più delle volte oblia obiettività e discernimento.
E cosi, si arriva al nocciolo del discorso. Siamo di fronte ad un serpente che si morde la coda. Attendiamo anni un titolo X con un hype che ci rende ciechi e sordi. Ci giochiamo, e una punta di delusione serpeggia. Manca la scintilla promessa. L’attesa viene infranta dalle aspettative esagerate. Poi la delusione viene presto soppiantata dall’attesa del prossimo titolo ultramegaiperpompato. E via cosi. Una attesa tira via l’altra. In un limbo ciclico che prevede la stagnazione.
Non credo che, i lettori, a prescindere dagli esempi che io ho portato, e che, ricordo, frutto di mie personalissime impressioni (quindi, per favore, non commentate gli esempi in se, quanto piuttosto la tematica trattata), non si sia mai trovato a dover far fronte al problema. Colpisce tutti indistintamente. Un vecchio saggio disse che l’attesa dell’evento è più importante dell’evento stesso. Parafrasando dico: l’attesa per una presunta killer application è più importante della killer application stessa.

In ultimissima analisi confido un’altra impressione. Molte volte mi sono trovato nella assurda posizione di elogiare un videogioco che mi aveva portato a livelli di hype esagerati, anche quando, giocandoci, non mi aveva infine convinto pienamente. Cercavo di autoconvincermi di non poter essere cascato ancora una volta nell’abilissimo trucco illusorio che i mass media avevano proposto. Non potevo credere di esser stato ingenuo ancora una volta. Mi riempivo la testa di mantra autoipnotici, nella speranza di farmi piacere il titolo così come pareva piacere a mezzo mondo. Mi ripetevo “ma io non posso esser da meno degli altri. Se è piaciuto cosi tanto a tutti e a me no…ho qualche problema…quindi no…il gioco mi piace. Punto”.
Poi, grazie a Dio, mi sono schiaffeggiato e sono tornato alla normalità. Io SONO diverso dagli altri e non me ne importa nulla.
Almeno fino al prossimo titolo ultra iper mega shock pompato che ho visto oggi sulla rivista. Ah, no, questo no. Questo si che è una killer application mai vista prima.

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